Nelle case popolari di Brooklyn vive un bambino di nome Howard.
La famiglia è sull’orlo della miseria, il padre dopo un incidente ha perso l’utilizzo di una gamba e non può più lavorare. Per curarsi è costretto ad utilizzare tutti i risparmi di una vita.
A volte si va a letto senza cena e Howard è destinato ad un’infanzia difficile e piena di sacrifici. Già a 12 anni, tutti i giorni si alza alle 5 del mattino per andare a lavorare in un bar.
Crescendo, Howard prova a pagarsi gli studi con il lavoro: passa 10 ore al bar e il resto del giorno sui libri.
Con grandi sforzi riesce a laurearsi e lavora come venditore in un negozio di fotocopiatrici, in una ditta di casalinghi e infine in un’azienda che vende caffè.
Un anno più tardi, ne diventa il direttore marketing e retail.
Durante un viaggio a Milano, rimane affascinato dall’efficienza dei baristi e dall’atmosfera dei locali in cui la gente torna più volte al giorno per bere caffè e concedersi una pausa.
Aveva passato tanti anni a lavorare nei bar, ma non aveva mai visto un ambiente così confortevole e gioviale come quello dei caffè italiani.
Tornato negli USA, prova a convincere i vertici dell’azienda di caffè a trasformare la torrefazione in una caffetteria di ispirazione italiana, ma i proprietari si oppongono duramente:
“SEI QUI PER LAVORARE, NON PER DIRCI QUELLO CHE DOBBIAMO FARE”
E così, Howard decide di licenziarsi e di perseguire l’idea in proprio, ma ha bisogno di 1,6 milioni di dollari.
L’anno successivo, dunque, l’aspirante imprenditore è impegnato a raccogliere fondi: “HO PARLATO CON 242 PERSONE E 217 MI HANNO DETTO DI NO”.
È veramente sconfortante sentirsi dire così tante volte che la propria idea non vale nulla. Howard rimane senza lavoro e con un’idea che non piace a nessuno.
Ma non si dà per vinto e continua a credere nella sua idea.
Forse sarà la più grande sciocchezza della sua vita, ma ci deve provare. Chiede un prestito ad una banca e apre il suo locale.
E poi, la magia.
La sua prima attività decolla da subito, i clienti sono contenti e tornano volentieri, i soldi iniziano ad affluire copiosi.
Intuendo un futuro eccezionale, decide di chiedere altri prestiti. Poco tempo dopo si indebiterà per altri 4 milioni di dollari: ha deciso di comprare l’azienda di caffè per la quale lavorava.
Ora può farne ciò che vuole.
In poco tempo salda tutti i debiti e punta in alto, aprendo nuovi store in tutto il paese.
Starbucks oggi ha un fatturato di 21 miliardi di dollari, è presente in 72 Paesi, dà lavoro a 238 mila dipendenti e il suo proprietario, Howard Schultz, ha un patrimonio di quasi 3 miliardi di dollari.
Quell’idea non era poi così male.
Quante volte sei ad un passo dal mollare mentre la svolta ti aspetta appena dietro l’angolo…
«Se sei un imprenditore devi sognare in grande. Poi ancora più in grande. E poi ancora…»
Howard Schultz